Le fortificazioni settentrionali

Le fortificazioni settentrionali di Cuma

Gli scavi condotti nell'area Nord della città antica di Cuma hanno consentito di ricostruire con maggiore precisione l'evoluzione delle fortificazioni urbane, documentando una lunga sequenza edilizia che si estende dal 600 a.C. ca. fino all'età romana e tardoantica (figg. 1-2). Le indagini, condotte dall’Università di Napoli L'Orientale dal 1994 al 2006, sotto la direzione di Bruno d’Agostino, hanno interessato oltre 200 metri del tratto settentrionale delle mura (Cuma: le fortificazioni 1; Cuma: le fortificazioni 2; Cuma: le fortificazioni 3; d’Agostino 2013; d’Agostino – D’Acunto 2009).

Il primo impianto difensivo (ca. 600 a.C.)

Il primo circuito murario portato alla luce è databile tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. La struttura era costituita da due cortine parallele in grossi blocchi, con profilo esterno inclinato a scarpa, tra le quali era contenuto un terrapieno centrale. Lo spessore complessivo raggiungeva circa 2,60 metri. Resti di una porta appartenente a questa fase sono stati identificati presso la successiva Porta Mediana, dimostrando che il sistema difensivo originario prevedeva già in questo punto un accesso monumentale alla città. L'esistenza di questa fortificazione conferma il rapido consolidamento dell'insediamento coloniale e testimonia l'importanza strategica che Cuma assunse già in un orizzonte cronologico assai antico.

Il potenziamento arcaico (metà VI secolo a.C.)

All’incirca un cinquantennio più tardi venne realizzato un primo ampliamento delle difese urbane. Le nuove mura inglobarono la struttura precedente all'interno di una fortificazione più robusta, larga circa 5 metri. Questa fase si distingue per l'elevata qualità costruttiva: gli ortostati presentano superfici accuratamente lavorate e tecniche di rifinitura che testimoniano una notevole capacità ingegneristica (fig. 2 in rosso, fig. 3). L'ampliamento risponde probabilmente alle mutate esigenze difensive in un contesto di crescente competizione territoriale. A questa fase apparteneva una porta monumentale collocata leggermente più a est rispetto a quella successiva. Fu certamente davanti a queste mura che si svolse nel 524 a.C. la celebre battaglia che i cumani combatterono contro una coalizione di popolazioni etrusche e italiche, ricordata dalle fonti antiche. In quel periodo il vicino lago di Licola si estendeva fino alle immediate vicinanze delle fortificazioni, creando un ambiente paludoso che, secondo la narrazione delle fonti, avrebbe ostacolato l'avanzata dell'esercito nemico.

Le mura di Aristodemo (fine VI secolo a.C.)

Alla fine del VI secolo a.C., in un periodo caratterizzato da forti tensioni politiche e militari, il sistema difensivo venne nuovamente trasformato. Questa fase, tradizionalmente associata alla tirannide di Aristodemo, portò alla costruzione di una poderosa cinta muraria spessa circa 7 metri, tra le più imponenti dell’Occidente greco.

Le nuove mura inglobarono completamente le strutture precedenti (fig. 2 in arancio, fig. 4). Contestualmente venne modificata la posizione della porta, spostata più a ovest, e fu realizzato un complesso sistema di drenaggio per far fronte all'innalzamento della falda acquifera. Un grande collettore a doppio canale convogliava le acque superficiali verso un ampio fossato scavato davanti alle mura settentrionali (D’Acunto 2020b).

Lo scavo di questo fossato ha restituito importanti informazioni sulle fasi più antiche dell’apoikia. Come ricordato in precedenza, il terreno utilizzato per riempire il terrapieno interno delle mura conteneva infatti frammenti ceramici che risalivano al terzo quarto dell'VIII secolo a.C., oltre a ossa combuste e scarabei di tipo egiziano. Questi materiali provengono forse da tombe dei primi coloni distrutte durante la realizzazione delle nuove opere difensive e costituiscono una delle testimonianze più antiche della presenza greca a Cuma.

Alle mura di Aristodemo appartenevano inoltre scale di accesso ai camminamenti di ronda e un articolato sistema di controllo degli accessi. Nelle aree occidentali dello scavo è stato identificato anche il piano di frequentazione contemporaneo alla fortificazione.

Gli interventi di età classica (fine V-IV secolo a.C.)

Nel corso dell'ultimo quarto del V secolo a.C. il sistema difensivo fu ulteriormente aggiornato attraverso la costruzione di avancorpi a doppia cortina davanti alla porta principale (fig. 2 in azzurro, fig. 5). Queste strutture aumentarono la capacità difensiva dell'accesso urbano e riflettono l'evoluzione delle tecniche militari dell'epoca.

Verso la fine del IV secolo a.C. vennero introdotte ulteriori innovazioni. La cortina settentrionale fu potenziata, grazie all’aggiunta all’esterno di una serie di torri dotate di una particolare struttura interna a croce, per ospitare macchine da guerra pesanti (fig. 2 in blu, fig. 6).

Il grande ampliamento ellenistico (III secolo a.C.)

Nella prima metà del III secolo a.C. le fortificazioni subirono l'ultima grande trasformazione. Una nuova cortina esterna, realizzata in blocchi di tufo messi in opera in assise piane, fu addossata alle strutture precedenti, creando una poderosa muraglia composta da concomerazioni interne riempite di terra e materiale lapideo (fig. 2, in giallo, fig. 7).

Questa nuova cinta divenne la difesa definitiva della città e rimase in uso fino alla tarda antichità. Le torri costruite nel secolo precedente furono inglobate all'interno del nuovo sistema murario, mentre l'area davanti alla porta venne ulteriormente riorganizzata. Furono queste le fortificazioni che resistettero all'assedio di Annibale nel 215 a.C., nonostante l'impiego di avanzate macchine d'assedio da parte dell'esercito cartaginese.

In età ellenistica avanzata l'accesso principale fu monumentalizzato mediante la realizzazione di una porta a doppio fornice.

Dall'età romana alla tarda antichità

In età sillana furono eseguiti restauri e interventi di consolidamento delle mura, accompagnati dalla costruzione di nuovi sistemi di drenaggio collegati alle opere idrauliche più antiche.

Durante l'età augustea l'area della porta fu monumentalizzata e ulteriori lavori di sistemazione si susseguirono fino alla fine del I secolo d.C., quando venne realizzata la via Domitiana. L'asse viario che attraversava la porta rimase in funzione per molti secoli, continuando a essere utilizzato anche in epoca medievale (fig. 8).

Le fortificazioni persero progressivamente la loro funzione strategica a partire dal II secolo d.C., ma la città bassa continuò a essere frequentata fino alla guerra greco-gotica (535-553 d.C.).

La lunga storia delle mura settentrionali di Cuma documenta, quindi, ben oltre mille anni di trasformazioni urbanistiche e di vicende militari e politiche, riflettendo l'evoluzione della città dalle prime fasi dell’apoikia fino al tramonto del mondo antico.

Il grande collettore fognario delle mura di Aristodemo

Il grande collettore fognario, costruito alla fine del VI secolo a.C., con ogni verosimiglianza sotto la tirannide di Aristodemo, rappresenta una delle più importanti opere di ingegneria idraulica realizzate a Cuma, nell’ambito del vasto programma di riorganizzazione urbana e difensiva ad opera del tiranno (fig. 8). La costruzione delle nuove mura e della Porta Mediana rese necessario affrontare i problemi legati al drenaggio delle acque superficiali e di falda in un’area caratterizzata da condizioni idrogeologiche complesse.

Per risolvere tali criticità fu realizzato un eccezionale collettore sotterraneo che attraversava la cinta muraria immediatamente a ovest della porta. L’opera era costituita da due ampi canali paralleli, una soluzione rara nell’ambito dell’ingegneria greca d’Occidente. I condotti, larghi circa 1,90 metri e profondi quasi 1 metro, erano coperti da enormi blocchi monolitici sostenuti da spallette laterali e da un robusto muro centrale divisorio. La larghezza complessiva della struttura raggiungeva circa 4,40 metri, garantendo una notevole capacità di smaltimento delle acque (fig. 9).

Le indagini archeologiche hanno evidenziato differenze tra il tratto interno ed esterno alle mura. All’interno, le lastre di copertura erano prive di rifinitura poiché nascoste dal riempimento della fortificazione; all’esterno, invece, risultavano accuratamente lavorate e costituivano un vero piano di calpestio. Il collettore era inoltre dotato di una lieve pendenza che favoriva il deflusso delle acque verso l’esterno della città.

Gli scavi del 2017, diretti da Matteo D’Acunto, hanno consentito per la prima volta l’esplorazione diretta dell’interno della struttura, confermandone l’eccellente stato di conservazione e la straordinaria qualità costruttiva (D’Acunto 2020b; D’Acunto – D’Onofrio – Nitti 2021) (fig. 10). Le ricerche hanno dimostrato che il collettore rimase in funzione per circa mille anni, subendo diversi interventi di adattamento. In età ellenistica venne modificato l’accesso al sistema, mentre tra il II e il I secolo a.C. fu costruito un grande adduttore voltato che convogliava le acque meteoriche nei canali arcaici. Con la realizzazione della via Domitiana, alla fine del I secolo d.C., il sistema fu ulteriormente integrato nella rete urbana romana.

Le dimensioni dei canali suggeriscono anche una possibile funzione militare secondaria: in caso di emergenza avrebbero potuto consentire il passaggio di piccoli gruppi di difensori attraverso le mura. Per questo motivo il collettore era probabilmente dotato di grate e dispositivi di chiusura. L’opera testimonia l’elevato livello tecnico raggiunto da Cuma e la lunga efficienza delle infrastrutture progettate in età arcaica.

Il parallelo più stringente per il collettore arcaico, dal punto di vista ingegneristico e costruttivo, è rappresentato dal condotto idraulico fatto costruire dai re Tarquini a Roma, successivamente noto come Cloaca Maxima. Tale parallelismo riflette uno dei molteplici aspetti che evidenziano gli stretti rapporti che intercorrono tra Roma e Cuma in età arcaica (Bianchi – D’Acunto 2020). 

9. fortificazioni (fig. 1)

Fig. 1: Planimetria delle fortificazioni settentrionali con le diverse fasi edilizie (da Cuma: le fortificazioni 3, tav. 1: rilievo architetti Calcagno e Associati)

9. fortificazioni (fig. 2)

Fig. 2: Planimetria della Porta Mediana e del tratto di fortificazioni settentrionali con le diverse fasi edilizie (da Cuma: le fortificazioni 3, tav. 1: rilievo architetti Calcagno e Associati)

9. fortificazioni (fig. 3)

Fig. 3: Tratto delle mura di epoca arcaica (da Cuma: le fortificazioni 3, fig. 62)

9. fortificazioni (fig. 4)

Fig. 4: Le mura tardo-arcaiche che inglobano quello arcaiche (da Cuma: le fortificazioni 3, fig. 61)

9. fortificazioni (fig. 5)

Fig. 5: Gli avancorpi di epoca classica (© Università di Napoli L’Orientale)

9. fortificazioni (fig. 6)

Fig. 6: La torre con impianto a croce (© Università di Napoli L’Orientale)

9. fortificazioni (fig. 7)

Fig. 7: Le mura ellenistiche addossate alle mura tardo-arcaiche (© Università di Napoli L’Orientale)

9. fortificazioni (fig. 8)

Fig. 8: Lo scavo della Porta Mediana, vista da sud (da Cuma: le fortificazioni 3, fig. 2)

9. fortificazioni (fig. 9)

Fig. 9: Planimetria del grande collettore tardo-arcaico (riel. da D’Acunto 2020b, figg. 14, 30)

9. fortificazioni (fig. 10)

Fig. 10: L’interno del collettore di scarico (foto. E. Lupoli, da D’Acunto 2020b fig. 28)