La fase romana
L’abitato di Cuma in epoca romana
Nell’isolato compreso tra la plateia A e gli stenopoi p e q, portato in luce in estensione negli scavi condotti a partire dal 2007, la maggior parte delle strutture archeologiche attualmente visibili si riferisce alla fase romana del quartiere. Le indagini archeologiche hanno infatti consentito di leggere le diverse fasi edilizie e l’evoluzione dell’isolato tra l’età tardo-repubblicana e quella imperiale (D’Acunto 2009; D’Acunto – D’Onofrio – Nitti 2021; D’Acunto et. al. 2014; D’Acunto et. al. 2015; D’Acunto et. al. 2016; D’Acunto et. al. 2023; D’Acunto et. al. 2025; Iavarone 2016; Iavarone 2023).
Come abbiamo visto nella sezione dedicata all’inquadramento generale del quartiere abitativo, l’assetto urbanistico si definisce già agli inizi del VII secolo a.C. (690-670 a.C.). Nel corso dei secoli le abitazioni si modificano più volte, ma conservano una struttura di fondo che rivela una notevole continuità nell’organizzazione dello spazio urbano (fig. 1). Già in età classica l’isolato appare diviso in due settori principali, uno settentrionale e uno meridionale, distinzione che rimarrà percepibile anche nelle fasi successive.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo scavo è la coesistenza di edifici appartenenti a tradizioni architettoniche differenti. Alcune abitazioni conservano impianti di origine greca anche in piena età imperiale, dimostrando come il cambiamento culturale non coincidesse necessariamente con una completa sostituzione delle forme edilizie precedenti. Emblematico è il caso dell’edificio posto nell’angolo nord-orientale dell’isolato, che nel I secolo d.C. mantiene ancora una planimetria risalente ad epoca classica, pur trasformandosi dal punto di vista funzionale come edificio adibito in parte a bottega.
La svolta più significativa si verifica nel II-I secolo a.C., quando gran parte dell’isolato viene unificata in una grande domus ad atrio e peristilio (figg. 2.A, 3). Questo intervento riflette l’adozione dei modelli dell’abitare romano e rappresenta una vera dichiarazione di status sociale. La nuova residenza integra spazi destinati alla rappresentanza pubblica, organizzati secondo criteri di assialità e gerarchia, e ambienti più privati raccolti attorno a un vasto peristilio a tre bracci, che occupa la parte meridionale dell’isolato. L’impianto, arricchito da decorazioni di pregio, come pavimenti in opus signinum (fig. 4) e intonaci in II stile, e da una complessa articolazione degli spazi, testimonia la volontà del proprietario di adeguarsi all’ideologia domestica romana, nella quale la casa costituiva uno strumento fondamentale di autorappresentazione politica e sociale (Iavarone 2023).
Nel corso del I secolo d.C. il quartiere conosce una nuova fase di vitalità. Le strade vengono rinnovate e le botteghe affacciate sulla plateia B assumono un ruolo crescente nell’economia urbana (Iavarone 2023). In particolare, alcune attività artigianali, come la lavorazione dei metalli, risultano ben documentate nella parte settentrionale dell’isolato (D’Acunto – D’Onofrio – Nitti 2021; D’Acunto et al. 2023). La presenza di questi spazi produttivi, accanto alle abitazioni, evidenzia la stretta integrazione tra vita domestica e attività economiche tipica delle città romane (fig. 5).
In età flavia la grande domus viene nuovamente suddivisa in due abitazioni indipendenti. Il settore meridionale, organizzato intorno al peristilio, subisce una profonda rielaborazione che riflette le nuove tendenze dell’architettura residenziale imperiale. Nel peristilio, il giardino centrale viene trasformato in uno spazio scenografico arricchito da elementi vegetali, giochi d’acqua, strutture decorative e probabilmente aree destinate alla convivialità all’aperto. L’introduzione di un grande serbatoio, di percorsi regolati da plutei e di un triclinio aperto sul viridario dimostra come il peristilio non fosse più soltanto uno spazio di distribuzione, ma diventasse il vero centro della vita sociale della casa (Iavarone 2023) (fig. 2.B).
Nella seconda metà del II secolo d.C. si registra un ulteriore cambiamento. Nel settore settentrionale gli edifici precedenti vengono demoliti e sostituiti da un nuovo complesso organizzato intorno a una corte centrale, caratterizzato da una maggiore attenzione allo sviluppo verticale (fig. 2.C). Scale monumentali, spazi comuni e una distribuzione più funzionale degli ambienti richiamano, pur in scala ridotta, il modello delle insulae note a Roma e Ostia. Tale scelta suggerisce l’adozione di nuovi modelli abitativi e testimonia la vitalità economica e demografica della Cuma imperiale (Iavarone 2023).
Le ultime fasi del quartiere, tra III e IV secolo d.C., mostrano i primi segnali di difficoltà. L’innalzamento dei livelli stradali, l’occupazione dei marciapiedi e la trasformazione delle botteghe testimoniano un adattamento a nuove condizioni urbane, probabilmente legate a problemi ambientali e a una diversa organizzazione delle attività economiche. Nonostante ciò, i dati archeologici indicano una continuità di vita per tutto il III secolo d.C. (fig. 2.D), confermando che Cuma mantenne un ruolo attivo ben oltre quanto ipotizzato in passato (Iavarone 2023).
Fig. 1: Ortofoto dell’isolato posto a nord delle Terme del Foro (© Università di Napoli L’Orientale)
Fig. 2: La ricostruzione dell’isolato nelle principali fasi di epoca romana (da Iavarone 2023, fig. 2)
Fig. 3: Il peristilio della domus meridionale visto da sud-ovest (da D’Acunto et al. 2015, fig. 2)
Fig. 4: Il pavimento in opus signinum di uno degli ambienti posti a nord del peristilio della domus meridionale (© Università di Napoli L’Orientale)
Fig. 5: La bottega metallurgica posta a nord dell’isolato (da D’Acunto et al. 2023, fig. 5)




