La fase classica ed ellenistica
La fase classica ed ellenistica
Tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C. sono documentate nell’isolato forme di cesura nell’uso delle abitazioni, sia di natura antropica che naturale, quest’ultima testimoniata da potenti livelli alluvionali. Le indagini archeologiche hanno dimostrato che nel corso del V sec. a.C. questo settore dell’abitato è stato interessato da un generale intervento di riorganizzazione monumentale, con la realizzazione di strutture in opera quadrata, caratterizzate da fondazioni in assise piane e alzati in ortostati (D’Acunto 2020b; D’Acunto 2020c; D’Acunto 2022a; D’Acunto 2026; D’Acunto – Nitti 2023; D’Acunto – Nitti 2024; Giglio 2022). Tale ristrutturazione è evidente nelle strutture murarie che delimitano l’isolato, ma anche nelle partizioni interne alle diverse abitazioni (fig. 1).
Questi interventi non sono sempre leggibili, soprattutto nella parte meridionale dell’isolato, a causa di interventi di rasatura e di parziale riutilizzo delle strutture murarie più antiche per la realizzazione in epoca tardo-repubblicana di una grande domus a peristilio. Un interessante contesto di epoca classica è stato portato alla luce nel corso degli scavi al di sotto dell’angolo nord-orientale del peristilio di questa domus (D’Acunto 2019; D’Acunto 2022a). Il contesto in questione è riferibile ad un singolo atto sacrificale di natura ctonia: consisteva in un bothros/eschara a pianta rettangolare (fig. 2), all’interno del quale sono stati rinvenuti carboni e ceneri, assieme a ossi combusti di animali sacrificati e a frammenti ceramici. Questi ultimi sono relativi ad un set di vasi, verosimilmente rotti per scopi rituali. Al di sopra delle braci erano stati deposti anche numerosi frutti, i cui noccioli e semi sono stati rinvenuti in buono stato di conservazione: soprattutto di olive, ma anche di chicchi d’uva, di fichi, di rosacee e perfino di una pesca. Il set vascolare era formato da una serie di vasi a vernice nera, per lo più di importazione attica, databili nella seconda metà del V a.C. e utilizzati per il consumo del cibo e del vino dai partecipanti al rito, oltre che per officiare le libagioni (fig. 3).
Sempre nel settore meridionale è conservata parte di un’abitazione che, nella fase tardo-classica e alto-ellenistica, era caratterizzata da due grandi ambienti di forma rettangolare e da un’area probabilmente scoperta verso ovest, una sistemazione con ampio accesso sulla plateia B e un pozzo di captazione per l’acqua di falda (Giglio 2022) (fig. 4). Tale struttura, per la planimetria e le dimensioni, mostra confronti con abitazioni della seconda metà del V sec. a.C., documentate in diverse città della Grecia continentale e della Magna Grecia (D’Acunto 2026).
Nella parte settentrionale dell’isolato, gli interventi realizzati in epoca imperiale hanno portato a un rialzamento dei piani di calpestio che ha preservato le strutture perimetrali di un’abitazione di età classica: si tratta di un’unità abitativa in opera quadrata, con accesso dalla plateia B, caratterizzata da un corridoio, un cortile aperto e tre ambienti affiancati a nord (fig. 5). Tale struttura sembra riprendere, almeno parzialmente, la planimetria di una casa a pastàs, una tipologia edilizia di epoca arcaica: ciò induce ad avanzare l’ipotesi che questa abitazione possa ricalcare nel suo perimetro un lotto alto-arcaico (D’Acunto – Nitti 2023; D’Acunto – Nitti 2024; Giglio 2022; D’Acunto 2026).
Fig. 1: La ristrutturazione del muro di limite settentrionale dell’isolato in ortostati (da D’Acunto 2020c, fig. 9)
Fig. 2: Il bothros/eschara rinvenuto nell’angolo nord-orientale del peristilio (© Università di Napoli L’Orientale)
Fig. 3: I reperti ceramici rinvenuti all’interno del bothros/eschara (© Università di Napoli L’Orientale)
Fig. 4: La casa di epoca classica rinvenuta nell’angolo sud-orientale dell’isolato (da Giglio 2022, fig. 6)
Fig. 5: La casa di epoca classica rinvenuta nell’angolo nord-orientale dell’isolato (da Giglio 2022, fig. 7)




