La fondazione di Cuma e le prime fasi dell'apoikia

La fondazione di Cuma e le prime fasi dell’apoikia

Status quaestionis

Per lungo tempo la conoscenza delle origini della colonia greca di Cuma sono state ricostruite su evidenze archeologiche limitate e frammentarie. Prima dell'avvio dei progetti di ricerca Kyme I-III nel 1994, le principali informazioni provenivano dagli scavi effettuati tra XIX e XX secolo nella necropoli greca e nei santuari dell'acropoli.

Di fatto, fino alla fine del XX secolo la cronologia della fondazione di Cuma era basata soprattutto sulle testimonianze funerarie. Le tombe più antiche note appartenevano al Tardo Geometrico II (720-690 a.C.) e contenevano ceramiche protocorinzie sia importate da Corinto sia prodotte nelle officine locali. Questa documentazione sembrava però entrare in contrasto con la tradizione letteraria antica: lo storico greco Strabone (5.4.4) definiva infatti Cuma come il più antico insediamento greco d'Occidente (palaiotaton ktisma), attribuendole un ruolo pionieristico nella colonizzazione greca in Italia meridionale e Sicilia (Gabrici 1913; M. D’Acunto in D’Acunto et al. 2021; D’Acunto 2025).

Come evidenziato per la prima volta nel 1968 dall'archeologo britannico Nicolas Coldstream nel suo Greek Geometric Pottery, le testimonianze più antiche conosciute a Cuma erano posteriori rispetto a quelle di altri centri coinvolti nella prima fase della colonizzazione greca d'Occidente come Naxos, Zankle e Siracusa (Coldstream 1968). Tuttavia, le fonti storiche suggerivano che Cuma dovesse essere anteriore ad alcune fondazioni siciliane, come Zancle: Tucidide (6.4.5) ricorda infatti che i primi abitanti di Zancle furono pirati provenienti da Cuma, ai quali si unirono successivamente coloni calcidesi. Se questa tradizione fosse corretta, osservava Coldstream, allora a Cuma dovevano necessariamente esistere testimonianze archeologiche più antiche di quelle fino ad allora individuate.

Le indagini avviate dall’Orientale a partire dal 1994 hanno in effetti confermato questa intuizione, offrendo nuovi dati sulla frequentazione più antica dell'insediamento e contribuendo a ridefinire il dibattito sulle origini di Cuma e sul suo ruolo nella prima colonizzazione greca del Mediterraneo occidentale.

 

I dati provenienti dallo scavo delle mura settentrionali

Le ricerche condotte dall'Università di Napoli L'Orientale nell'area delle mura settentrionali tra il 1994 e il 2002, sotto la direzione di Bruno d'Agostino, hanno restituito le prime testimonianze materiali riferibili alle fasi iniziali dell’apoikia di Cuma (Cuma: le fortificazioni 2). Tra i reperti più significativi figurano frammenti di ceramica databile tra la fine del Medio Geometrico II e il Tardo Geometrico I, all’incirca tra il 750 e il 720 a.C., dunque anteriori alle evidenze provenienti dalla necropoli fino ad allora note. Si tratta soprattutto di coppe di produzione corinzia e pithecusana (fig. 1).

Tali reperti, tuttavia, non sono stati trovati in un contesto in giacitura primaria (luogo di rinvenimento corrispondente al luogo di deposizione antica), ma all'interno di livelli di terreno utilizzati in epoca successiva per il riempimento delle cortine murarie realizzate durante la tirannide di Aristodemo (fine VI-inizi V sec. a.C.). Sulla base del rinvenimento di questi frammenti ceramici in associazione a ossa umane combuste e a resti di vasi bruciati, Bruno d’Agostino ha suggerito la possibilità che tali reperti provenissero da sepolture a cremazione appartenenti ai primi coloni greci successivamente sconvolte dalla costruzione delle mura. A rafforzare questa ipotesi contribuisce il ritrovamento, negli stessi livelli, di due scarabei in faïence di produzione egiziana o egittizzante, oggetti frequentemente presenti nei corredi funerari di epoca geometrica. Questi dati evidenziavano, per la prima volta, come il processo coloniale di Cuma avesse avuto inizio poco tempo dopo rispetto a quello di Pithekoussai (770-750 a.C.), riducendo sensibilmente il divario cronologico tradizionalmente ipotizzato tra i due insediamenti (Cuma: le fortificazioni 2; d’Agostino – D’Acunto 2009).

I nuovi dati provenienti dall'abitato

Gli scavi condotti a partire dal 2007 nell'insula situata a Nord delle Terme del Foro, sotto la direzione di Matteo D’Acunto, hanno fornito dati ancora più significativi sulle prime fasi della presenza greca a Cuma, databili al Tardo Geometrico I (750-720 a.C.). Le ricerche hanno infatti restituito diversi materiali riferibili a questa fase, alcuni dei quali, per la prima volta da contesti in giacitura primaria (D’Acunto 2017; D’Acunto 2022a; D’Acunto 2022b; D’Acunto 2024; D’Acunto 2025; D’Acunto et al. 2021).

Le evidenze più importanti provengono dallo scavo in profondità realizzato all’interno del grande peristilio impiantato in età tardo-repubblicana nella parte meridionale dell’isolato. Al di sopra di un deposito alluvionale formatosi intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. sono emerse le prime tracce di frequentazione stabile dell'area: focolari, livelli di calpestio e materiali ceramici databili al Tardo Geometrico I (fig. 2) (F. Nitti in D’Acunto et al. 2021). Ulteriori conferme provengono dagli scavi effettuati a Nord dello stenopos q, dove è stata documentata una complessa sequenza stratigrafica dello stesso periodo. Anche qui sono stati individuati due grandi focolari, associati a ceneri, resti di pasti e ceramiche (fig. 3) (M. D’Onofrio in D’Acunto et al. 2021).

Tra i reperti associati a questi contesti figurano una kotyle corinzia del tipo Aetos 666, vero fossile guida di questa fase cronologica, una kotyle con decorazione a tremoli, uno skyphos decorato a chevrons fluttuanti e una kotyle che imita modelli corinzi (fig. 4).

Dal punto di vista della cultura materiale emerge in questa fase una forte predominanza delle produzioni di Pithekoussai, spesso ispirate a modelli corinzi, accanto a importazioni provenienti direttamente da Corinto. Molto più limitata appare invece la presenza di ceramiche euboiche. Tale quadro si differenzia nettamente da quello del precedente villaggio indigeno, caratterizzato quasi esclusivamente da importazioni euboiche. I dati suggeriscono quindi un legame particolarmente stretto tra Cuma e Pithekoussai, già nelle prime fasi dell’apoikia (M. D’Acunto in D’Acunto et al. 2021).

Le testimonianze stratigrafiche e ceramiche indicano che Cuma era già attiva tra il 750 e il 740 a.C., poco dopo la nascita di Pithekoussai. Ciò riflette, almeno parzialmente, la prospettiva delle fonti antiche che attribuivano a Cuma un ruolo prioritario nella colonizzazione greca in Occidente. Rimane, al tempo stesso, evidente il peso di Pithekoussai, la cui ricca documentazione archeologica suggerisce un ruolo decisivo nella fondazione e nello sviluppo dell’apoikia di Cuma (D’Acunto 2025).

Un altro aspetto di grande interesse riguarda i rapporti tra i coloni greci e le popolazioni locali. Nei contesti domestici del Tardo Geometrico I compaiono infatti, accanto alle ceramiche greche, recipienti d'impasto appartenenti alla tradizione indigena. Questa compresenza suggerisce che gli abitanti locali non furono completamente sostituiti dai coloni, ma vennero almeno in parte integrati nella nuova comunità. La documentazione archeologica delinea quindi una società greca per cultura e organizzazione, ma aperta alla partecipazione di gruppi indigeni, probabilmente coinvolti nelle attività produttive e domestiche. La Cuma delle origini appare così come una realtà complessa, nata dall'imposizione della compagine coloniale euboica sulla componente indigena e al tempo stesso dall’integrazione della seconda nella prima (M. D’Acunto in D’Acunto et al. 2021; D’Acunto 2025).

SCHEDE MATERIALI

5. TG I (fig. 1)

Fig. 1: Ceramica della fine del MG II e TG proveniente dalle fortificazioni settentrionali (da Cuma: le fortificazioni 2, tavv. 2-3)

5. TG I (fig. 2)

Fig. 2: Il focolare del TG I rinvenuto nell’area meridionale dell’abitato (da D’Acunto et al. 2021, fig. 49)

5. TG I (fig. 3)

Fig. 3: Il piano di calpestio e i focolari del TG I rinvenuti nell’area settentrionale dell’abitato (da D’Acunto et al. 2021, figg. 50-51)

5. TG I (fig. 4)

Fig. 4: I reperti ceramici del TG I associati ai focolari (da D’Acunto et al. 2021, pl. 18)