La fase protostorica

La fase protostorica

 

Le più antiche evidenze di occupazione dell’area dell’abitato greco-romano a Nord delle Terme del Foro risalgono al Tardo Bronzo (Bronzo Recente-Finale, ultimi secoli del II-inizi del I millennio a.C.). A questa fase si datano tracce di strutture a carattere capannicolo, messe in luce grazie a saggi di scavo in profondità condotti in due punti dell’insula: all’interno del peristilio della grande domus meridionale di epoca romana e sotto un ambiente di epoca romana nell'angolo sud-est dell'insula (D’Acunto 2022; D’Acunto – D’Onofrio – Nitti 2021; D’Acunto et al. 2021; D’Acunto et al. 2023; D’Acunto et al. 2025). Nel primo caso sono state rinvenute serie di buche di palo per l’alloggiamento degli elementi lignei che costituivano l’alzato delle strutture mentre nel secondo un apprestamento composto da scaglie di tufo, interpretato come un pavimento di drenaggio. Tali evidenze si impiantano su un livello eruttivo riferibile all’eruzione dell’Averno 2 (1750-1700 a. C. ca.) e i materiali a esse associati, ceramica di tradizione indigena “a impasto” di funzione prevalentemente domestica e frammenti di intonaco di capanna, contribuiscono a definire in modo chiaro la destinazione domestica dei contesti rinvenuti (fig. 1). Inoltre, dal saggio in profondità condotto al di sotto dell’ambiente di epoca romana nell’angolo sud-est dell’insula proviene anche un frammento dipinto realizzato al tornio riferibile ad un vaso di forma chiusa di ceramica micenea/italo-micenea (D’Acunto et al. 2021). La presenza di capanne nella piana testimonia come il villaggio del Tardo Bronzo non fosse limitato alla sola collina dell’acropoli, ma fosse caratterizzato anche da propaggini in pianura (D’Acunto 2022; D’Acunto 2024; M. D’Acunto in D’Acunto et al. 2021).

 

Ad un orizzonte di poco successivo, ben documentato nel contesto della necropoli pre-ellenica di Cuma, risale una tomba a incinerazione a deposizione secondaria (T. SP111144), messa in luce in un saggio in profondità, condotto al di sotto dello stenopos p, che costituisce il limite meridionale dell’isolato (D’Acunto 2019; D’Acunto et al. 2016; D’Acunto et al. 2021) (fig. 2). La tomba va assegnata allo scorcio tra il Bronzo Finale e gli inizi della Prima Età del Ferro (X-IX sec. a. C) e, rispetto alle altre sepolture della necropoli, che sono normalmente a inumazione, si segnala per la peculiarità di essere tra le poche cremazioni documentate (Gastaldi 2018). Tale scoperta dimostra che nell’area indagata doveva estendersi una ramificazione della necropoli pre-ellenica di Cuma, dato confermato dal rinvenimento in deposizione secondaria di due vasi e di una fusaiola in impasto riferibili molo probabilmente a sepolture disturbate della Prima Età del Ferro.

 

Alla Prima Età del Ferro è ascrivibile una sequenza serrata di piani abitativi di carattere domestico, riferibili a una o più capanne dell’orizzonte pre-ellenico. Tale evidenza è stata portata alla luce nel saggio condotto in profondità nel peristilio della domus meridionale di epoca romana, al di sopra dei livelli del Tardo Bronzo. In particolare, nella porzione orientale dell’area indagata, sono venute alla luce tracce di parte di una capanna di forma ovale o absidata (F. Nitti in D’Acunto et al. 2021; D’Acunto et al. 2023; D’Acunto et al. 2025). Il settore dell’abside ha restituito un set, abbandonato in situ, di materiali in impasto indigeno non tornito di contenitori di diverse dimensioni per la cottura e lo stoccaggio delle derrate alimentari, nonché diversi fornelli e piani forati, anch’essi di diverse dimensioni e forma per la cottura dei cibi (figg. 3-4) (F. Nitti e C. Improta in D’Acunto et al. 2021; F. Nitti e C. Improta in D’Acunto et al. 2025). Sul piano pavimentale è stato rinvenuto, inoltre, uno skyphos a semicerchi penduli. Quest’ultimo, insieme ad altri vasi geometrici greci rinvenuti nel settore, tra cui un altro skyphos a semicerchi penduli, uno skyphos a chevrons, diversi black skyphoi e due bird skyphoi, permette di precisare la datazione della capanna al 780-750 a. C. Su base macroscopica la ceramica geometrica di questo settore sembra riferibile quasi tutta a produzione euboica, il che testimonia quanto intensa fosse l’interazione tra mercanti euboici e l’élite indigena, che in quel momento controllava il sito (M. D’Acunto in D’Acunto et al. 2021) Di grande interesse è, ugualmente, il rinvenimento in questo contesto di ceramica da mensa di produzione fenicio-sarda che rende verosimile l’ipotesi che non solo elementi euboici, ma anche fenicio-sardi, intrecciassero strette relazioni con l’élite indigena, attraverso una frequentazione in prima persona del villaggio (Botto 2021).

L’abbandono della capanna è associato a estese tracce di incendio che testimoniano, insieme ai grandi vasi e fornelli lasciati in situ, un allontanamento repentino dall’abitazione da parte degli occupanti. Tale abbandono sembra corrispondere cronologicamente al momento della destrutturazione del villaggio indigeno, in concomitanza con l’ingresso del sito nel nuovo sistema insediativo legato alla colonizzazione greca (D’Acunto et al. 2021; D’Acunto et al. 2025).

SCHEDE MATERIALI

4. La fase protostorica (fig. 1)

Fig. 1: Le buche di palo rinvenute sul piano di cinerite dell’Averno 2 e i materiali ceramici associati (da D’Acunto et al. 2021, figg. 8, 10 e pl. 1, nn. 1-2)

4. La fase protostorica (fig. 2)

Fig. 2: La stratigrafia messa in luce nella trincea scavata lungo lo stenopos p (da D’Acunto 2026, fig. 4)

4. La fase protostorica (fig. 3)

Fig. 3: I resti ceramici dispersi sul piano della capanna pre-ellenica (da D’Acunto et al. 2021, fig. 34)

4. La fase protostorica (fig. 4)

Fig. 4: Le strutture di combustione e le forme per la cottura dei cibi dalla capanna pre-ellenica. a. Fornello a clessidra. b. Forno a piani sovrapponibili. c. Olla (da D’Acunto et al. 2025, fig. 4)